Durante un acceso dibattito televisivo internazionale, uno degli episodi più sorprendenti dell’anno ha coinvolto il centrocampista del Napoli Kevin De Bruyne e la politica statunitense Karoline Leavitt. L’incontro, inizialmente pensato per discutere di sport come strumento di coesione sociale, è presto degenerato in un duro scambio verbale che ha mescolato calcio, politica e polemica.

La scintilla è partita da Leavitt, che ha improvvisamente spostato la conversazione sulla Serie A italiana. In diretta, ha accusato il Napoli di aver “manipolato il campionato 2025 con l’aiuto degli arbitri” e ha affermato che “molte partite sono state palesemente influenzate dalle decisioni arbitrali.” Non paga, ha anche attaccato personalmente De Bruyne, definendolo “una giocatrice mediocre, sopravvalutata dall’hype mediatico.” Le sue parole hanno provocato un silenzio imbarazzato nello studio, con lo stesso conduttore visibilmente sorpreso dal tono aggressivo della dichiarazione.
La risposta di De Bruyne è arrivata immediatamente, secca e decisa, senza la minima esitazione. Guardando dritto verso la sua interlocutrice, ha pronunciato dieci parole che hanno fatto il giro del mondo: “Un burattino di Trump non giudica il mio calcio.” Una frase breve ma tagliente, sufficiente a ribaltare completamente la dinamica del confronto. Karoline Leavitt, colta alla sprovvista, non è riuscita a replicare, rimanendo letteralmente senza parole.
Nel giro di pochi minuti, il frammento video è diventato virale sui social network. L’hashtag #DeBruyneVsLeavitt è schizzato in cima ai trend mondiali su X (ex Twitter), generando milioni di interazioni. Molti tifosi e commentatori hanno lodato la freddezza del calciatore belga e la capacità di ridurre l’attacco politico a una semplice battuta risolutiva. Altri, in particolare simpatizzanti di Leavitt, hanno accusato De Bruyne di essersi lasciato trascinare su un terreno politico che non gli appartiene.
La SSC Napoli ha diffuso un comunicato ufficiale poche ore dopo, difendendo con fermezza il proprio fuoriclasse: “Kevin De Bruyne rappresenta i valori della nostra società. Le accuse mosse contro di lui e contro il club sono totalmente infondate. Le sue parole sono state una risposta proporzionata a un attacco gratuito.” Anche la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha preso posizione, ricordando che la regolarità della Serie A è garantita da controlli indipendenti e che insinuazioni di manipolazioni arbitrarie non hanno alcun fondamento concreto.
Sul fronte politico, la reazione non si è fatta attendere. Alcuni sostenitori di Leavitt hanno tentato di difenderla, parlando di “strumentalizzazione da parte dei media sportivi.” Tuttavia, diversi editorialisti americani hanno definito il suo intervento “una caduta di stile” e “una figuraccia internazionale” che rischia di danneggiare la sua immagine pubblica
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De Bruyne, dal canto suo, non ha più voluto alimentare la polemica. In un breve post pubblicato la mattina successiva, ha scritto: “Io gioco a calcio. Il resto lo lascio alla politica.” Una dichiarazione che ha rafforzato la sua immagine di professionista concentrato sul campo, capace però di difendersi con decisione quando viene attaccato.
L’episodio rimarrà probabilmente negli annali come uno dei momenti più insoliti in cui sport e politica si sono incrociati in diretta tv. Con dieci parole, Kevin De Bruyne non solo ha zittito Karoline Leavitt, ma ha anche dimostrato che il calcio, pur essendo un gioco, può trasformarsi in un palcoscenico globale dove la forza delle parole pesa quanto quella dei risultati.