“QUANDO VINCO SONO UN UOMO JUVENTUS, MA QUANDO PERDO SONO CONSIDERATO UN CRIMINALE” Vlahovic ha rilasciato una dichiarazione scioccante a tutto il consiglio di amministrazione della Juventus. Immediatamente, la reazione di Igor Tudor ha sorpreso tutti!

“QUANDO VINCO SONO UN UOMO JUVENTUS, MA QUANDO PERDO SONO CONSIDERATO UN CRIMINALE” Vlahovic ha rilasciato una dichiarazione scioccante a tutto il consiglio di amministrazione della Juventus. Immediatamente, la reazione di Igor Tudor ha sorpreso tutti!

Nel mondo del calcio, dove trionfo e fallimento sono in bilico, i giocatori si ritrovano spesso osannati come eroi o vilipesi come capri espiatori. Di recente, una dichiarazione attribuita all’attaccante della Juventus Dušan Vlahović ha fatto il giro dei media: “Quando vinciamo, sono la Juventus; ma quando perdiamo, vengo trattato come un criminale”. Una dichiarazione del genere, se effettivamente pronunciata, colpisce al cuore la lealtà sportiva e solleva interrogativi struggenti su lealtà, aspettative e gestione.

Vlahović, nazionale serbo trasferitosi dalla Fiorentina alla Juventus nel gennaio 2022, ha affrontato un mandato turbolento all’Allianz Stadium. Sebbene il suo arrivo abbia portato speranza, la sua traiettoria è stata tutt’altro che lineare. Durante la stagione 2024-25, sotto la guida di Thiago Motta, le sue opportunità sono diminuite; è partito titolare solo una volta in nove partite consecutive, spesso relegato in panchina, un chiaro indicatore del suo ruolo ridotto.

La svolta arrivò nel marzo 2025, quando la Juventus esonerò Motta e assunse Igor Tudor, ex giocatore della Juve. Fin dai suoi primi momenti in panchina, Tudor infuse nuova energia alla squadra. Guidò per dieci ore dalla Croazia per prendere il timone e instillò immediatamente un senso di urgenza e chiarezza, cambiando tattica e sollevando il morale. La rinascita di Vlahović fu rapida: Igor Tudor riconquistò la sua fiducia e lo riportò alla ribalta. I media descrissero Tudor come un giocatore che trattava Vlahović come “qualsiasi altro giocatore”, proteggendolo dalle speculazioni di mercato e integrandolo pienamente nella preparazione della squadra, il che contribuì a ricostruire la sua forma e la sua fiducia.

Infatti, all’inizio della stagione sotto la guida di Tudor, Vlahović rispose con enfasi. Segnò il gol della vittoria contro il Genoa, regalando alla sua squadra la seconda vittoria consecutiva in Serie A. Il suo impatto continuò con un contributo cruciale come sostituto nella vittoria contro l’Udinese, subentrando nel finale per segnare e assicurare un trionfo fondamentale alla Juventus, che inseguiva un posto in Champions League.

Se la presunta citazione di Vlahović riflette un sentimento reale, sottolinea il fragile legame tra giocatore e istituzione. Richiama una dolorosa dualità: celebrato nella vittoria, ma punito nella sconfitta. Per un club del calibro della Juventus – radicato nella tradizione e che esige l’eccellenza – tali sentimenti possono emergere rapidamente quando la forma vacilla o le aspettative non vengono soddisfatte.

E che dire della reazione di Tudor? Sebbene nessun resoconto verificato confermi il suo shock per le esatte parole di Vlahović, possiamo dedurre dai metodi di Tudor una filosofia contrastante. A differenza di Motta, sembrava dare priorità alla stabilità psicologica, promuovendo la fiducia rispetto alla retorica. Ha elogiato pubblicamente la mentalità di Vlahović tra le voci di mercato e lo ha elogiato come “un esempio” per gli altri giocatori. Attraverso le sue parole e le sue azioni, Tudor sembrava controbilanciare gli estremi emotivi di eroe e cattivo, trattando la prestazione come un continuum piuttosto che come un titolo.

In un contesto più ampio, l’affermazione ipotetica di Vlahović è una vivida illustrazione della volatilità del calcio moderno. Per i tifosi, i media e la dirigenza del club, la pazienza è effimera. Ma come suggerisce l’approccio di Tudor, una leadership significativa risiede nel riconoscere che i giocatori non sono figure statiche di successo o fallimento, ma esseri umani che si sforzano di dare il massimo sotto un attento esame.

Se Vlahović avesse espresso frustrazione per essere stato esaltato nella vittoria e biasimato nella sconfitta, la risposta del club – incarnata dallo stile di gestione di Tudor – potrebbe indicare una strada da seguire: una strada radicata nell’empatia, nella resilienza e in una ferma convinzione in uno scopo collettivo che vada oltre il tabellone delle vittorie e delle sconfitte.

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