Saburo: Il giovane eunuco divenuto un sex toy per Nerone… E tu non lo sapevi! C’è un odore che emana dalle pagine degli storici antichi quando descrivono il palazzo dell’imperatore a Roma nell’estate del 64 d.C. Non è l’odore dell’incenso, né della porpora, ma qualcosa di più dolce e corrotto, come fiori appassiti al sole, un profumo che nasconde la putrefazione di ciò che realmente accadeva nelle stanze private degli imperatori romani più controversi della storia. 👇👇

Sporus: il giovane eunuco che divenne un sex toy per l’imperatore Nerone… una storia che non conoscevi!  Nell’estate del 64 d.C., il palazzo imperiale di Roma emanava uno strano odore, non quello dell’incenso o della porpora lussuosa, ma un odore dolce e marcio che ricordava i fiori appassiti sotto il sole cocente.  Questo odore nasconde gli odori sgradevoli di ciò che realmente accadeva nelle stanze private dell’imperatore più controverso di Roma: Nerone.

Immaginate un giovane, i suoi capelli biondi gli scendono sulle spalle come seta grezza, i suoi occhi chiari che riflettono la luce delle lampade a olio. Il suo viso somiglia a quello di una donna al punto che gli uomini si voltano al loro passaggio, ma c’è qualcosa di rotto in questa bellezza, qualcosa che non dovrebbe essere presente. Il suo nome è Sporus, e la sua è una storia che la storia ufficiale preferisce raccontare con cautela, nascondendo i dettagli più oscuri dietro frasi latine accademiche e vaghe insinuazioni.

Ma le fonti antiche parlano chiaro, e ciò che dicono è più inquietante di quanto immaginiamo.

Era un giovane schiavo, probabilmente di quattordici o quindici anni, e secondo alcuni resoconti proveniva dalla Grecia o dalla Siria.  La sua origine non era importante quanto il suo volto.  Quando Nerone lo vide per la prima volta rimase sbalordito.  Gli storici dicono che impallidì come se avesse visto un fantasma, perché Sporus somigliava esattamente alla sua defunta moglie Poppea Sabina: gli stessi occhi chiari, la stessa struttura delicata del viso, i capelli biondi che catturavano la luce allo stesso modo.

Popia Sabina era tutto per Nerone. La sua bellezza è indescrivibile secondo i racconti: capelli biondi come il grano maturo, pelle lattea, occhi che promettono l’immortalità. Nerone la desiderava così tanto che divorziò dalla sua prima moglie, Ottavia, e uccise sua madre, Agrippina, quando lei si oppose al matrimonio. Nel 65 d.C. Poppea morì e le circostanze rimangono ancora oggi oggetto di controversia. Svetonio racconta che Nerone la uccise con un calcio all’addome mentre era incinta in un momento di rabbia.

Tacito invece è più cauto e dice che è morta a causa di complicazioni della gravidanza, ma tutti sono d’accordo nel dire che la sua morte ha rotto qualcosa nello spirito già spezzato di Nerone.

Nerone organizzò un funerale degno di una dea, il suo corpo imbalsamato con spezie arabe, onore riservato alla sovranità orientale.  Roma pianse per giorni, ma l’imperatore non trovò consolazione.  Nelle notti successive vagò per il palazzo invocando il nome di Poppea, gridando alle pareti di marmo chiedendo il ritorno della moglie.  In questa follia di tristezza e ossessione, vide Sporus.

Uno dei suoi consiglieri cercò di convincerlo: “Oh Cesare, il ragazzo è un uomo, non può sostituire ciò che hai perso”.  Nerone rispose con agghiacciante freddezza: “Allora lo faremo diventare tale”.  E la trasformazione è iniziata.

Nell’antichità la castrazione non era rara; Era praticato sui sacerdoti di Cibele, sui guardiani dell’harem in Oriente, o sui cantori per tenere la voce alta.  Ma quello che è successo a Sporus è stato diverso: non è stata una scelta spirituale o professionale, ma un atto di possesso assoluto.

I dettagli dell’operazione sono raccontati con terrificante precisione. Medici greci specializzati lo eseguirono nelle ville fuori Roma per evitare di urlare. Il giovane viene legato a un tavolo, gli vengono somministrate erbe e oppio mescolati con vino per alleviare il dolore, ma non abbastanza da eliminare completamente la coscienza. Il chirurgo utilizza lame affilate riscaldate sul fuoco per cauterizzare immediatamente le ferite. L’operazione dura minuti che sembrano eterni. Vengono quindi applicati unguenti e bende strette. La guarigione richiede settimane e molti muoiono a causa di infezioni o emorragie.

Sporus sopravvisse, ma non era più il giovane di prima; era diventato qualcosa di nuovo, una creatura del desiderio malato di un imperatore che rifiuta di accettare la morte.

Dopo il recupero è iniziata la seconda fase.  Nerone ordinò che Sporo fosse vestito come era vestita Poppea: tuniche di seta viola, gioielli d’oro, profumi rari.  Si lasciò crescere i capelli e incaricò le stesse ancelle che avevano servito Popia di pettinarli.  Le insegnò a camminare come una donna, a parlare con voce più dolce, a comportarsi secondo le norme delle dame romane.  Ogni movimento deve ricordare il fantasma della moglie defunta.

Poi è arrivato il matrimonio.  Secondo Tacito e Svetonio la cerimonia si svolse con tutti i riti tradizionali: Sporo indossò il velo nuziale romano rosso (flammeum), erano presenti testimoni, furono pronunciati i voti, Nerone diede la dote e la portò a palazzo come sua legittima moglie.  Roma rimase scioccata, ma nessuno osò opporsi pubblicamente.  Dopo il grande incendio di Roma del 64 e la persecuzione dei cristiani, che usò come torce viventi nei suoi giardini, il popolo apprese cosa poteva fare Nerone quando si arrabbiava.

Divenne “l’imperatrice di Roma”, titolo che unisce onore e maledizione.  Ogni giorno deve vestire i panni di una morta, indossare il volto di un fantasma, soddisfare una follia sfrenata.  Nerone lo chiamò “Sabina”, pretendendo che rispondesse a quel nome e dimenticasse il suo passato.  Nei banchetti pubblici, siede accanto all’imperatore indossando gli abiti di una dama romana, mentre i senatori distolgono lo sguardo con vergogna o disprezzo.  Nelle notti private Nerone ricerca ciò che non possiede più.

Cassio Dious scrive con convincente disgusto che l’imperatore trattò Sporus come una moglie, chiedendo ciò che la natura non può concedere.  C’era tenerezza in questa relazione malata, o era semplicemente una proiezione delirante di un amore necrofilo?  Il desiderio di possedere ciò che la morte ha portato via.

Uno storico anonimo raccontò un episodio terrificante in un manoscritto bizantino del X secolo: durante un banchetto, un ospite ubriaco chiese: “Non è un bambino, Cesare?”  Nerone si alzò lentamente, gli si avvicinò e disse: “Se chiudo gli occhi e lo tengo stretto, posso sentire il suo cuore battere come batteva il suo”.

Dopo il suicidio di Nerone nel 68, Sporo passò nelle mani di Ninfidio Sabino, comandante dei pretoriani, che lo trattò come una moglie e lo chiamò “Poppea”.  Poi ad Ottone, che prima di Nerone era stato sposato con Poppea.  La vita di Sporus finì nel 69 nel caos dell’“Anno dei Quattro Imperatori”, forse con un suicidio o un omicidio.

Questa storia non è solo una voce; Le sue fonti principali, Svetonio, Tacito e Cassio Dione, scrissero decenni dopo, ma concordano sui principi fondamentali nonostante la loro tendenza a distorcere.  Riflette la brutalità del potere assoluto quando incontra un desiderio insaziabile.  Sporus non era solo una vittima; Era il simbolo della follia di un imperatore che rifiutava di perdere ciò che amava, anche se ciò significava trasformare un essere umano in un burattino vivente.

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