ROMA – Se qualcuno pensava che la politica italiana stesse attraversando una fase di stanca, la puntata di ieri sera di Piazzapulita su La7 ha spazzato via ogni dubbio.
In uno scenario che definire incandescente è riduttivo, Matteo Renzi ha lanciato quella che suona come una dichiarazione di guerra totale al governo di Giorgia Meloni.
Nessuna diplomazia, nessun fioretto: l’ex Presidente del Consiglio è sceso nell’arena con la sciabola, pronunciando frasi destinata a far discutere a lungo nelle stanze dei bottoni.

“Vi manderemo a casa”: La Profezia (o Minaccia?) di Renzi
Il momento clou arriva quando Renzi, con lo sguardo fisso in camera e il tono di chi non ha più nulla da perdere, scandisce il suo anatema: “Il centrosinistra sta per mandarvi a casa”. Una frase che rimbomba nello studio di Corrado Formigli come un tuono improvviso.
Ma non si tratta solo di retorica da campagna elettorale. L’attacco di Renzi è personale, mirato e intriso di un rancore che ha radici ben precise.
Al centro della furia del leader di Italia Viva c’è quella che lui stesso ha ribattezzato la “legge anti-Renzi”: la norma che vieta ai parlamentari italiani di percepire compensi da Stati extraeuropei.
Per Renzi, conferenziere internazionale di successo, non si tratta di una misura etica, ma di una vendetta confezionata su misura per colpirlo lì dove fa più male: nel portafoglio.
“È un attacco personale, non politico”, tuona l’ex premier, denunciando una deriva che, a suo dire, mina le basi stesse della democrazia liberale.
Il Duello al Vetriolo con Italo Bocchino
Ma se l’attacco a distanza alla Meloni è stato duro, lo scontro fisico (verbale, s’intende) in studio con Italo Bocchino è stato da manuale del “trash” politico d’autore. Bocchino, direttore del Secolo d’Italia e ormai volto noto della difesa d’ufficio del governo, non si è lasciato intimidire.
Con un sorriso sarcastico stampato in faccia, ha risposto colpo su colpo, insinuando che la rabbia di Renzi non nasca da nobili ideali, ma da interessi molto più terreni.
“Matteo, ti stai facendo prendere la mano da un’ossessione,” ha incalzato Bocchino, mentre lo studio tratteneva il fiato. “Ti hanno toccato il portafoglio e ora metti in scena una vendetta personale”. Parole pesanti come macigni, che hanno fatto scattare Renzi sulla sedia.
La replica non si è fatta attendere: accuse di governare con gli slogan, di nascondere il vuoto pneumatico dei risultati economici dietro la propaganda identitaria (“Patria, Dio, Famiglia… ma i soldi?”).

Slogan vs Realtà: Il Nodo del Governo
Incalzato anche da Formigli, che chiedeva esempi concreti, Renzi ha dipinto il ritratto di una Premier maestra di comunicazione ma “ferma” sui dossier che contano. Secondo l’ex rottamatore, mentre Meloni parla alla pancia del Paese, l’economia ristagna e i problemi reali vengono nascosti sotto il tappeto dell’ideologia.
“Hai fatto il Jobs Act, hai rottamato mezza sinistra e ora vieni a dare lezioni?”, la stoccata di Bocchino, in un botta e risposta che ha costretto la regia a staccare più volte per evitare che la situazione degenerasse.
Il Silenzio (Rumoroso) di Palazzo Chigi
E Giorgia Meloni? Per ora, da Palazzo Chigi arriva solo un “silenzio tombale”. Nessuna replica, nessun tweet, nessuna storia su Instagram. Una strategia precisa: non dare ossigeno alle fiamme di Renzi, derubricando le sue invettive a sfoghi di un leader in cerca di visibilità.
Ma negli ambienti romani si mormora che il fastidio sia palpabile.
Resta la domanda di fondo: quella di Renzi è la lucida analisi di un politico che vede scricchiolare la maggioranza, o il grido di battaglia di un uomo ferito nei suoi interessi? Una cosa è certa: la stagione dei “baci e abbracci” (se mai c’è stata) è finita.
Renzi ha promesso di “metterli all’uscita”. Resta da vedere se ha ancora la forza per aprire quella porta o se, come sostiene Bocchino, rimarrà fuori a urlare mentre il governo prosegue il suo cammino.
Il momento clou arriva quando Renzi, con lo sguardo fisso in camera e il tono di chi non ha più nulla da perdere, scandisce il suo anatema: “Il centrosinistra sta per mandarvi a casa”. Una frase che rimbomba nello studio di Corrado Formigli come un tuono improvviso.
Ma non si tratta solo di retorica da campagna elettorale. L’attacco di Renzi è personale, mirato e intriso di un rancore che ha radici ben precise.
Al centro della furia del leader di Italia Viva c’è quella che lui stesso ha ribattezzato la “legge anti-Renzi”: la norma che vieta ai parlamentari italiani di percepire compensi da Stati extraeuropei.
Per Renzi, conferenziere internazionale di successo, non si tratta di una misura etica, ma di una vendetta confezionata su misura per colpirlo lì dove fa più male: nel portafoglio.
“È un attacco personale, non politico”, tuona l’ex premier, denunciando una deriva che, a suo dire, mina le basi stesse della democrazia liberale.
Ma se l’attacco a distanza alla Meloni è stato duro, lo scontro fisico (verbale, s’intende) in studio con Italo Bocchino è stato da manuale del “trash” politico d’autore. Bocchino, direttore del Secolo d’Italia e ormai volto noto della difesa d’ufficio del governo, non si è lasciato intimidire.
Con un sorriso sarcastico stampato in faccia, ha risposto colpo su colpo, insinuando che la rabbia di Renzi non nasca da nobili ideali, ma da interessi molto più terreni.